gli enti inutili

I miracoli dimostrano con sufficiente evidenza

che i preti non sono affatto necessari.

ovvero:nel miracolo è la dimostrazione tangibile  che Dio non ha bisogno di intermediari privilegiati quando vuole comunicare con qualcuno o quando qualcuno vuole mettersi in comunicazione con lui.

Se la chiesa cattolica fosse un ente statale, lo Stato, di sicuro non ci avrebbe pensato due volte a iscriverlo tra gli Enti Inutili e aggiungerlo ad un capitolato di spesa sospesa.

Ma la Chiesa cattolica, romana, apostolica è uno Stato a sè stante, con un sovrano: sovrano nel suo territorio, lo Stato Pontificio, e imperante sulle le anime che anelano se non al paradiso, almeno al purgatorio.

Come tutti gli Stati che si rispettino ha un’amministrazione. E dei dipendenti. Più o meno bravi, più o meno attaccati al senso del dovere, spesso assolvono al loro dovere con inaspettate capacità imprenditoriali, salvo rare eccezioni, dimenticano spesso chi è il loro principale.

E il loro principale( nella sua lungimiranza e infinita bontà)…. spesso

 ne fa a meno. 

 

 

lunedì

Oggi. Lunedì.

Svegliata 7,45. Mandata Gaia a scuola, fatto caffè. Termometro a Raffaele: 37 e 6, rincuorata. Tornata a letto, brividi. Ho dormito, ho sognato: “il pecoraio”, sapevo che era” il pecoraio”, ma aveva altri occhi, uno sguardo più mite e mi ha sfiorato la mano, in un gesto che voleva trattenermi mentre io, al contrario, scivolavo via. Poi tante scale, uno studio d’avvocato, deserto e in penombra, garfield_monday1dovevo andare ma poi restavo, l’avvocato sembrava uno che conoscevo, le scale erano sospese nel vuoto, non sapevo se restare o andare, il “pecoraio” finalmente era conciliante, sembrava che stavolta avesse davvero voglia di risolvere la faccenda, di smettere di giocare…poi mi sono svegliata ed erano le 10 e 30.

Un altro caffè, due o tre sigarette, il pacchetto vuoto, vitamina C per Raffaele, piove, mi lavo, mi vesto decido di non truccarmi, il tempo è cupo ma ancora non piove: vado al mercato a cambiare la misura di un pigiama per mia madre, vado all’eurospin a comprare la lettiera al gatto.

Il gatto ha la diarrea e la stomatite, pulisco tutto e lo faccio mangiare. I gatti fuori in giardino mi hanno rovinato la begonia che l’anno scorso mi avevano dato in omaggio il giorno della festa della mamma al sisa: raccolgo i pezzi, rinvaso e annaffio.

Faccio mangiare i ragazzi: Raffaele ha di nuovo la febbre alta, Gaia il dolore di testa, è festa, Vivin C per tutti e flaconcini di vitalmix a gogo. Sono preoccupata per la tosse di raffaele, areosol in dosi industriali. Stendo le lenzuola, nel frattempo, metto i piatti in lavastoviglie e porto fuori il cane. Dimenticavo: chiamo nonna, la rumena che l’assiste ha dato forfait. Lo comunico a mia madre, che parla con la zia. Senza risolvere niente. Vabbè, poi ci passo io da Mirella… no, sa…  aveva solo fatto male i conti, non ce la fa a sostenere i ritmi della centenaria, anche lei ha una famiglia. Se me lo dicevi prima. Vado in Conad, spesa, di nuovo a dar da mangiare al gatto: che faccio lavoro un po?

Scherzo, sono già le 19  e 30 e devo ancora passare dalla farmacia.

Vabbè, domani….

novità sull’inferno

Non ho idea se i cattivi vanno davvero all’inferno.

Quello che è certo è che esistono persone capaci di rendere la vita degli altri un inferno.Ombre

colmare gli spazi vuoti

foto di claudio piccini

foto di claudio piccini

se dio è in cielo in terra e in ogni luogo…
perchè cercarlo sempre in cima alla montagna?

 
 
Perchè sei sicuro che Dio stia in cima alla montagna e lì lo vai a cercare?
Si va in volo per sentire la brezza in faccia e cercare la libertà.
Si va nel profondo delle spelonche per amore del rischio, del mistero e delle tracce del passato.
Si va per abissi marini per restare affascinati dalle bellezze della natura.
Ma, in alta montagna, perchè si va a cercare Dio?
Non è che abbiamo sempre bisogno di colmare gli spazi vuoti?

cavalco a pelo

la mappa non è il territorio

Normalmente mi tengo lontana dai nodi.

I nodi hanno qualcosa di osceno, sono ambigui, fatti per tenere unito qualcosa che per sua natura non lo è. Fatti per sciogliere cose che a fatica si sono legate insieme.

I nodi hanno un centro, inestricabile, incomprensibile, in cui si ritrovano capi di cose con uguale dignità che finiscono col confondere torti e ragioni, doveri e diritti, prevaricazione e giustizia.

Normalmente cerco di stare alla larga dai nodi, ma qualche volta ci casco dentro in pieno.

Come quella volta che ho detto ad un ebreo: ah, sei ebreo? Be’ nessuno è perfetto…

Ci sono ebrei che hanno uno spiccato senso dell’ironia, e quello non l’aveva.

E’ così che possono nascere tragedie.

I fatti producono sempre conseguenze, ma anche le parole possono farlo.

Ma più spesso, le parole portano a galla nodi e, a meno di non avere una conoscenza profonda delle persone dovremmo tenerci alla larga da quei nodi.

la paura del beduino

Barcane.                     dunesse.jpg                                                                      

 Sono le dune mobili sospinte dai venti dominanti. Il mare quieto del deserto dipinto di incerte sfumature di rosa e di avorio attraversato da meravigliose increspature simmetriche e variegate. Mari di dune a perdita d’occhio.
Nulla temono di più i beduini che la tempesta di quella sabbia.
Neanche le calde giornate sotto il sole rovente
Neanche la groppa del cammello in quelle interminabili giornate
O la sella del sauro
Né l’oasi irraggiungibile o il suo miraggio
Né il silenzio né la solitudine
Né smarrire la carovana
Né la sete o la fame o il desiderio
Nulla fa più paura a un beduino che una tempesta di sabbia nel deserto. Nulla a questo mondo.
Dell’altro sa quello che gli hanno raccontato.
Di questo conosce il rumore del vento ne intuisce gli umori. Sa che la sabbia del deserto è sottile come polvere infida e refrattaria. Il vento se ne impossessa e ne fa tempesta. Sottilissimi granelli impazziti s’infileranno nei fori delle orecchie e lo faranno sordo. Graffieranno i suoi occhi e lo faranno cieco, s’insinueranno nelle sue narici e lo faranno insensibile ai profumi ed alle droghe, fustigheranno la sua pelle fino a scoprire i nervi e renderlo folle, seccheranno le sue labbra e lo renderanno muto e, attraverso le labbra, s’impadroniranno dei suoi polmoni e del suo respiro  aggrediranno le sue viscere, fino ad ucciderlo. 
Cambia il paesaggio, le dune mutano di forma, colore, contorni e posizione. Cambiano i punti di riferimento. Cambia la posizione dell’orizzonte. Si può perdere la ragione in queste condizioni.Lo sanno anche i piccoli animali del deserto che, quando sentono la tempesta arrivare corrono a cercare un pezzo di roccia sotto cui ripararsi. I beduini sentono la tempesta arrivare molto prima di vederla. La annusano nell’aria, la cercano nel disegno delle nuvole. Sanno che quando arriverà sarà meglio trovarsi con le spalle alla roccia, sanno che quando arriverà sarà meglio non essere impreparati. Srotolano lo shesh dal capo e lo avvolgono attorno al viso.
Coprono gli occhi, il naso e la bocca con il desiderio di proteggersi.Si fasciano mani e gambe con le lunghe  fasce di seta e cotone colorato.Il lino si fa attraversare dall’aria ma non dalla sabbia. Attraverso il lino potrebbero guardare, se tenessero gli occhi aperti. Ma preferiscono tenerli chiusi e non vedere la massa di polvere impazzita che la tempesta porta con sé. Preferiscono ascoltare il vento ma soprattutto il cuore e restare sorpresi quando la tempesta passata lascerà loro il nuovo paesaggio in dono. Si ripiegano su se stessi e quando la tempesta arriva, si fanno attraversare dal vento, tenendo le spalle alla roccia e il cuore nel petto. La polvere aumenta e il deserto sbiadisce, confonde i colori, gli odori svaniscono e anche le stelle. C’è solo il rumore del vento e la sabbia sbattuta sibila feroce,  arriva con la notte e li attraversa e li sconvolge come sconvolge il mare di dune, cambia i contorni e le opinioni a secondo della direzione e della velocità  e non lascia niente al suo posto, tranne le rocce alle spalle dei beduini. Resistere imperterriti, imperturbabili ad una tempesta di sabbia è un’impresa ardua, uscirne indenni è impossibile. Ogni beduino che abbia attraversato il deserto prima o poi lo impara e prima o poi capisce la differenza tra se stesso e un tumbleweed sbattuto dal vento.
Lo racconta il vento…
Lo racconta il cuore….