Non ho mente.
lo vedo nelle piccole cose, nei dettagli, devo pensarci su e comunque dimentico, tralascio, trascuro, devo tornare indietro, ripercorrere i passi. faccio fatica a ricordare. Inutile, non ho mente.
E sai perchè?
Perchè sono preoccupata. Preoccupata, lo dice la parola stessa: vuol dire che prima di fare qualcosa, qualsiasi cosa, la mente è già occupata, ingombra, impegnata, è come quando hai bisogno urgente della toiletta ma c’è fuori il dischetto rosso…
Disco Rosso, dunque e ci credo…
Mio marito è in causa col fratello per lo scioglimento di una comunione erediatria che sono sette anni che non si riesce a sciogliere, nodo inestricabile. Mi ricorda la foresta che cingeva il castello della bella addormentata: rovi, spine e il principe, poveraccio solo una spada e quella calzamaglia sottile a proteggerlo.
Io. I miei vicini mi hanno fatto causa, l’hanno vinta e io non ne sapevo niente. Nove anni di causa perchè secondo loro gli aghi del mio pino hanno causato loro danni per 4.ooo euro, e io non ne ho saputo nulla. Come è potuto succedere? Ai piani alti danno per scontato che se loro spediscono la raccomandata per notificarti che il vicino è incazzato, tu la ricevi e se non la ricevi e non ne sai nulla non sono fatti loro. La favola? Sei scemo? E’ un incubo…
Poi oggi ho madato l’ennesimo curriculum.
Nella lettera di presentazione ho scritto: potrei dirmi soddisfatta del mio attuale lavoro..
Soddisfatta del mio attuale lavoro. Mai nella mia vita ho sentito stronzata più grande ( da me, s’intende).
Sono soddisfatta del mio attuale lavoro quanto lo si può essere di stare attaccati ad un boccaglio dell’ossigeno. Il curriculum mi piace, si capisce, ho scopiazzato qua e là da internet ed è venuto veramente mirabile. Ma dire sono soddisfatta è stato proprio il massimo: vivo con l’incertezza consapevole, e con la certezza che domattina potrei essere buttata fuori, senza lavoro e senza una lira…pardon, un euro.
Sono una precaria.
Siamo tutti precari, a questo mondo qualcuno può dire. Sì ma gli statali lo sono un po’ meno.
Siamo tutti precari ma quando ti alzi la notte per andare a controllare il tuo conto corrente, lo sei un po’ di più.
Faccio gli scongiuri perchè il mio patron stia bene, perchè non gli accada nulla, nessun incidente, neanche una lussazione alla caviglia, niente che lo costringa non dico a chiudere bottega ma neanche a sospendere l’attività per una prognosi di venti giorni. Faccio i riti vudu perchè gli affari gli vadano bene, anzi meglio: almeno fino a quando non trovo un altro lavoro. E intanto mando curricula a destra e a manca, come un toro accecato dal rosso.
Il rosso che ho in testa e che mi fa scordare le chiavi, il cellulare, gli occhiali, la fabbrica di dolci, il gas aperto, il forno acceso. Il rosso del conto corrente. Il rosso dell’angoscia per domani, che non si sa se pioverà e ci sarà riparo per la pioggia.
Lascia un commento
Non c'è ancora nessun commento.
Commenti RSS TrackBack Identifier URI
